Dalla Carta al Web

Presentato il Rapporto Ascai
sull'Editoria aziendale in Italia


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L
eggi l'intervista del Presidente Ascai su OSSERVATORIO SOCIALIS
Cresce la migrazione in Rete dei periodici pubblicati dalle grandi imprese per dipendenti e clientela. La carta resiste all’avanzata del digitale, ma format e contenuti in versione web si rivelano un terreno ancora tutto da esplorare, specie sul fronte ‘social’


Ascai
, l’Associazione per lo sviluppo della comunicazione aziendale, ha presentato il 3 dicembre a Milano gli esiti della ricerca condotta su oltre cento grandi imprese italiane dall’Università Cattolica per verificare stato ed evoluzione delle pubblicazioni aziendali. L'evento introdotto e coordinato dal Presidente di Ascai, Maurizio Incletolli, e dal responsabile scientifico della ricerca, prof. Roberto Nelli, è stato arricchito da un intervento introduttivo del Vicepresidente di Mondadori Libri e dalle testimonianze di aziende che operano in diversi comparti produttivi partecipanti alla rilevazione: Francesco Cardamone (Telecom Italia), Paola Caniggia (Pirelli), Luca Morelli (Enav), Alberto Federici (Unipol), Ferdinando Nisco (STMicroelectronics) e Salvatore Procopio (Intesa Sanpaolo).

Editare è bello: lo fa oltre la metà delle imprese italiane, a prescindere dal canale
Oltre la metà del campione di aziende italiane (53,3%) pubblica almeno un periodico. Tra queste il 20% ha un’edizione solo cartacea, il 55% integra alla carta anche l’online e il 25% opera esclusivamente online. In quest’ultimo caso, per il 45% si tratta di una testata ‘migrata digitale’ che ha sostituito una precedente testata cartacea e per il 55% di una testata ‘nativa digitale’.
Qualunque sia il canale prescelto (fisico o digitale), o il format (house organ, newsletter o e-zine), le imprese italiane non hanno perso la buona abitudine di parlare ai loro dipendenti attraverso le pubblicazioni periodiche.
Va tuttavia precisato che, pur in presenza  di una forte innovazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, prevale la tendenza a proporre in rete la stessa tradizionale versione tipografica del periodico, con testi e linguaggi adatti a essere letti e approfonditi su carta piuttosto che su pc o tablet: infatti nei casi di coesistenza di periodici cartacei e digitali, ben l’81,8% ha l’edizione online che replica esattamente quella cartacea, mentre nel restante 18,2% l’edizione online è diversa per contenuti, aggiornamenti e formati multimediali, e solo parzialmente aperta alla condivisione e partecipazione dei lettori.

La carta resiste alla forza dei pixel
«La produzione di periodici aziendali da parte delle imprese industriali e di servizi che hanno partecipato alla ricerca sembra seguire un percorso evolutivo analogo al cammino intrapreso ormai da tempo dalle imprese che nell’editoria quotidiana e periodica hanno il loro core business, afferma Roberto Nelli, docente dell’Università Cattolica e responsabile scientifico della ricerca». «A fronte di ciò – aggiunge Nelli - ancora relativamente poche imprese hanno affrontato la transizione verso un periodico online con caratteristiche proprie: contenuti aggiuntivi rispetto alla versione cartacea, continuamente aggiornati, redatti con un linguaggio adeguato alla necessaria integrazione di testi, suoni, immagini, animazioni e video che consentano di offrire un’informazione di tipo non lineare, fruibile con modalità flessibili, sulla base di percorsi personali di consultazione interattiva capaci di soddisfare esigenze informative specifiche».

Tendenza ‘social’ e coinvolgimento emozionale
Complessivamente, i new magazine online che nascono dal cartaceo sembrano più aperti alla condivisione rispetto alle pubblicazioni native digitali. «C’è tuttavia ancora molto da fare affinché house organ e newsletter realizzate dalle aziende italiane per i loro dipendenti riescano a sfruttare al meglio le opportunità offerte dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Occorre muoversi sempre più verso formule social di condivisione del prodotto editoriale», precisa Maurizio Incletolli, Presidente Ascai. Resta poi il terreno ancora poco esplorato della produzione di contenuti crossmediali. La comunicazione aziendale nel futuro? «Oggi - aggiunge Incletolli - consiste più che mai nella riscoperta di valori che l’innovazione tecnologica difficilmente è in grado di sostituire. Mi riferisco all’esigenza di privilegiare una relazione più diretta tra impresa e persone, puntando su un loro coinvolgimento emozionale, che rispetti al tempo stesso le culture individuali».